IMMORTAL "
All Shall Fall" (2009) -
Nuclear Blast
Line Up:
-
Abbath Doom Occulta - voce, chitarra
-
Demonaz Doom Occulta - testi
-
Horgh - batteria
-
Apollyon - basso
Tracklisting:
1.
All Shall Fall (5:57)
2.
The Rise of Darkness (5:47)
3.
Hordes to War (4:32)
4.
Norden on Fire (6:15)
5.
Arctic Swarm (4:01)
6.
Mount North (5:07)
7.
Unearthly Kingdom (8:30)
Review:
Mancavano davvero solo loro. Negli ultimi anni si è assistito ad un numero sconcertante di
come-back,
reunion e chi più ne ha più ne metta.
A distanza di sei anni da "Sons Of The Northern Darkness", dopo diversi concerti in occasione di festival ed eventi vari, Abbath ha deciso di rimettere la propria creatura a lavorare a pieno regime sfornando un nuovo album.
La tanto agoniata
reunion delgli
Immortal diventa quindi realtà e, mentre molti iniziano a mettere da parte denaro che utilizzerranno per andare a vedere i propri begnamini dal vivo, tutti gli addetti ai lavori avvezzi ad un certo tipo di sonorità si preparano ad attendere al varco la creatività del combo norvegese.
"
All Shall Fall" è un titolo di impatto ma pericoloso allo stesso tempo. Pericoloso perché come tutti i lavori da un titolo simile, potrebbe attirare facili ironie in caso di cattiva riuscita dell'opera.
Ma Abbath, un nome una garanzia, difficilmente si sarebbe rimesso in pista senza avere più di una cartuccia interessante da sparare.
Vediamo insieme se avrà fatto centro, come (quasi) sempre, o se qualcosa non è andata a dovere...
ALL SHALL FALLIl disco si apre con un pezzo che non poteva non essere un tornado di matrice nordica. Nonostante l'ovvio assalto frontale il
riff portante presenta una maggiore apurtura melodica rispetto al solito e il pezzo rallenta durante la sua metà per presentarci egregie chitarre (pulite e non) accompagnate dalla voce filtrata del nostro Abbath. Si riprende poco a poco con l'incidere normale del brano e concludere il tutto. Ma non prima di aver ricevuto la nostra approvazione.
RISE OF DARKNESSChitarre maligne accompagnate da una soluzione cromatica aprono il secondo pezzo dell'atteso
come-back dei norvegesi.
L'andamento delle strofe è molto fluente e di matrice non strettamente black.
Il Thrash guadagna sempre più spazio nella musica degli Immortal e anche "Rise Of Darkness" non fà eccezzione. Sapientemente i nostri riescono a mischiare momenti da
mosh-pit che farebbero collassare un festival come il Wacken a sfuriate black provenienti direttamente da qualche fiordo, condendo il tutto con una rinnovata tendenza all'armonia.
HORDES TO WARQuesto brano sarebbe in grado di far pogare anche un procione in letargo con la sua spietata furia. Rispetto però a quella cieca di lavori come "Battles In The North" qui si presenta come più mediata e sopratutto con una produzione che prende le distanze dal "modello cantina" a cui ci aveva abituati (personlamente mai) l'
Inner Circle norvegese.
Come da tradizione
Immortal non poteva mancare il colpo di classe. Cosa c'è di meglio nel sentire rumori di cavalli al galoppo e colpi di spada come accompagnamento ad un segmento di pura violenza ?? In ogni caso probabilmente il brano mediamente più tirato dell'album.
NORDEN ON FIREGli
incipit nordici aprono il brano. La Tundra innevata, baciata da venti gelidi, osservata dall'alto di una cima sembra meno impietosa e più favorevole. Sventolano i nostri capelli al vento, e le sonorità del pezzo sembrano scritte da un vichingo impegnato in un viaggio tanto sono evocative. L'ottima atmosfera (a dire il vero leggermente latente in questo lavoro rispetto ad altri) di "Norden On Fire" evoca paesaggi lontani e storie che si mischiano con la leggenda. La perfetta colonna sonora di un'escursione nei meandri innevati della fascia subpolare.
ARCTIC SWARMHorg è qui il mattatore assoluto. Contribuisce alla riuscita con l'ottima divisione ritmica delle partiture, incentrate su un utilizzo incessante di bass-drum e un sapente utilizzo di pause e accellerazioni.
Il brano è discreto e mantiene la qualità generale anche se l'enfatizzazzione di quelle tastiere nel mezzo del brano sarebbe stata una scelta felice, ma probabilmente è una scelta voluta per non togliere troppa immediatezza. Discreto il breve
excursus di Abbath che si cimenta come solista.
MONT NORTHLa qualità del disco torna a risalire non appena inizia la prima nota del brano, facendo dimenticare la leggerissima flessione avuta con la precendente
track. Stupenda la melodia chitarristica, carica di un'oscurità che farà scendere poco a poco le serrande della vostra camera autonomamente, facendo così avanzare le tenebre.
UNEARTHLY KINGDOMIl brano più lungo è comprensibilmente anche il più complesso. Di base un mid tempo cadenzato,epico e ispirato, "Unearthly Kingdom" subisce un'improvvisa accellarazione nell'incidere che alza anche il tono drammatico e sguaiato per poi fluire in un
interlude di chitarre distorte relegate in secondo piano rispetto a quelle
clean.
Per un attimo ritorniamo bruscamente a 10 anni fa, nei menadri di "At The Heart Of Winter", almeno finché i nostri decidono di riportarci ad oggi e concludere il loro lavoro con un
fade out graduale.
Tirando le somme...All Shall Fall è un disco di
reunion e i maligni staranno già emenando le proprie sentenze.
Parlando del fronte live possiamo star sicuri che la band è ancora un
panzer distruttore (date uno sguardo all'esibizione al Graspop '08 in tal senso). Sul fronte del rapporto tra i membri nulla da dire, dato che non ci sono stai litigi e la
line-up è la stessa del periodo precedente allo
split.
Per dissipare completamente ogni dubbio sulla genuinità dell'operazione rimane quindi da valutare se i nostri abbiano ancora qualcosa di sensato da dire.
Di solito ogni volta che ascolto il nuovo lavoro di una band che seguo da poco tempo sono carico di speranze rigardo alla bontà dei nuovi pezzi. E ogni qualvolta mi sono trovato in questa situazione sono rimasto terribilmente deluso. Chi si perde in album chilomentrici di dubbio valore (Iron Maiden, Judas Priest), chi si smarrisce nella troppa melodia e mielosità (In Flames), chi scorda all'improvviso come scrivere pezzi decenti (Children Of Bodom) e chi addirittura dimentica completamente cosa fece la forza del proprio sound (Megadeth).
In un mondo in cui la qualità va sempre più degenerando in favore della quantità (più prodotti=più introiti) i norvegesi propongono un lavoro essenziale, diretto, ben prodotto e suonato e, diciamocelo, bello da ascoltare.
Il lavoro scorre fluente ma, ve lo assicuriamo, per cogliere tutte le sfumature ci vorranno diverse
listening-sessions.
Ascoltate "All Shall Fall" al buio della vostra camera con i vostri fidi cuffioni chiudendo gli occhi di tanto in tanto...saranno 40 minuti decisamente ben spesi.
VOTO:
