Titolo: Datevi Fuoco (Lo Scotto da pagare)
Artista: Pino Scotto
Data di rilascio: Febbraio 2008
Durata: 45 min : 50 sec
Etichetta: Valery Records
Produttore: Pino Scotto, Niki Lou Rosh
Tracce:Come Noi
Il Grido Disperato di 1000 Band
Dio del Blues
Piazza San Rock
Segnali di Fuoco (Nell'Agorà)
Le Stelle Cadenti
Guado 3000
Disperanza
Predatori Nella Notte
Nunù
Code Di Cometa
Gamines
Quale momento migliore, si saranno chiesti in tanti? Beh, in effetti le ormai celebri comparse televisive puntuali come orologi svizzeri del martedi, su Rock Tv, non hanno fatto altro che regalare al rocker italiano (classe 1949) una notorietà non solo tra i giovanissimi, ma anche nel giro dei cosidetti "più", forse mai raggiunta nemmeno nel periodo d'oro dei Vanadium.
Certo, i novelli Fire Trails sono in continua ascesa e non disdegnano anche palchi importanti come quelli del Gods Of Metal e Heineken Jammin' Festival (giusto per fare due nomi), ma dopo due album e altrettante impegnative tournèe, è tempo di rimettere mano al materiale solista di ormai parecchi anni addietro.
Obiettivo? Altro che Greatest Hits, bensì una riedizione del meglio del suo repertorio solista da
Il Grido Disperato Di Mille Band all'ultimo
Guado (l'unica targata "Vanadium" sarà
Piazza San Rock) coadiuvato da una miriade di ospiti e amici che non si fanno pregare e partecipano tutti gratuitamente al progetto.
In allegato, infine, la biografia ufficiale dello stesso Scotto scritta dal fido Norman Zoia; su questa spenderò due parole (negative, anticipo) alla fine. Intanto andiamo a gustarci l'ultima fatica di colui che, piaccia o meno, è il re dell'hard 'n' heavy nostrano: Datevi Fuoco!
Riff travolgente, suonato dall'impeccabile Tommy Massara (Extrema) e un cantato Rapcore. Il testo, aggressivo e politicaly incorrect, è urlato a gran voce da Scotto & co. Zuccheri e miele non fanno nemmeno la comparsa e i quattro ospiti dell'occasione Perotti/Massara (Extrema), Lella (Settevite) e J-Ax (si, proprio J-Ax!) urlano repressione in un testo stradaiolo e rabbioso. Personalmente non mi ha mai "preso" come brano, un testo di indubbio valore ma il riff quasi
Nu è fin troppo scarno.
Di tutt'altro avviso invece devo essere per il successivo, ultra titolato
Il Grido Disperato Di Mille Bands. Un vero e proprio monologo, una denuncia contro le orecchie fin troppo tappate delle major discografiche accompagnato da riff più hard che mai e caratterizzato comunque da ironia, un tocco di spensieratezza e i
NO NO NO che vanno a scalfire il divertente ritornello. Un grande Morby (Domine), parecchi ospiti (musicali e non nei cori) e il grande Mario Riso dietro le pelli fanno il resto. Ottimo!
Un grande blues, malinconico e celebrativo quanto basta.
Dio Del Blues rallenta decisamente il motore
incazzoso dell'album e ci regala una straziante ballad suonata da
Le Vibrazioni e ben cantata dal padrone di casa in duetto con il loro leader Francesco Sarcina (una prova canora, la sua, da 10 e lode!). Assolo azzeccatissimo di Wizard e finale in crescendo con le urla quasi disperate, d'invocazione al Dio del Blues. Ovvero.. Salvaci! E personalmente, non riesco a non accollarmi.. Emozionante, davvero..
Ed ecco in arrivo l'unico brano targato
Vanadium, per la precisione dall'ultima fatica prima dello scioglimento,
Nel Cuore Del Caos (1995):
Piazza San Rock.
Questo brano forse rappresenta la
crème dell'intera opera. Riff blues, ma decisamente più in chiave hard rispetto al predecessore. Il duetto stavolta tocca a Bud della Strana Officina con Dario Cappanera alla chitarra (memorabile il suo assolo), la magia di Fabio Treves con la sua armonica compagna di una vita, Tato dei Fratelli Calafuria (e volto noto di Rock Tv) che prende il posto di Riso alla batteria e l'ottimo Marco Melloni ad andarci giù pesante col suo basso. Che dire, questo pezzo rappresenta forse tutto il background artistico di Scotto: hard, blues, rock 'n' roll e un pizzico di soul. Decisamente il migliore, il più completo.
Inizialmente di stampo
sabbathiano,
Segnali Di Fuoco (Nell'Agorà) ci mette ben poco a mutare verso strade decisamente più
zeppeliniane, assai poco tetre e al contrario aggressive e spigliate. Alla chitarra torna l'ottimo Steve Volta (in tour tutt'ora nella band di Scotto) e a far caciara stavolta tocca alla voce acuta e squillante di Holly dei punk-rock The Fire. Altro testo di denuncia socio-culturale e il brano scorre via bene, funziona alla grande in macchina. Ai semafori su il volume, e sarà un successo!
Di avviso meno convinto sono invece riguardo
Le Stelle Cadenti. In collaborazione con Trevor dei Sadist, questo brano di stampo decisamente più grezzo e alternative non riesce in alcun modo a farmi schiacciare il
rewind e se non fosse per dover di cronaca, l'avrei probabilmente già saltato da un pezzo. Peccato, l'assolo sempre dell'ottimo Steve Volta meriterebbe altra cornice!
Sulla stessa linea "alternativa" si mantiene
Guado 3000 che vede il ritorno alla voce di Holly nei ritornelli. Più coinvolgente rispetto al precedente, ma i riff continuano ad essere scarni e quasi insignificanti. Sà di poco, si salvano i ritornelli che come il precedente assolo, meriterebbero di migrare in altri lidi.
Si ritorna a livelli di tutt'altra fattura con gli arpeggi sinistri di
Disperanza. Arpeggi che accompagnano la sola voce di Pino e che esplodono in armonie decisamente più convincenti dei predecessori e ritornelli ancora poetici e malinconici. Alla chitarra un grande, grandissimo chitarrista metal italiano: Steve Angarthal dei Fire Trails.
Altra grande partecipazione, è quella di Enrico Ruggeri nella "sua"
Predatori Nella Notte. Brano tipicamente rock, senza disdegnare melodie più "pop". Una prestazione vocale del roco cantante e presentatore italiano da esaltare con tutte le lodi possibili. Sarà che il brano è azzeccatissimo e quasi cucito sulle sue corde vocali, ma è forse assieme a quello con Sarcina, il duetto più riuscito. Gradevole.
Melodie tetre e musicalmente minacciose si fondono in
Nunù, che vede due Labirynth (il vocalist Roberto Schiavone e Pier Gonnella alla chitarra) e Criz Mozzatti dei Lacuna Coil alle percussioni. Il risultato non è del tutto convincente, con ospiti del genere sinceramente avrei cercato di combinare qualcosa di meglio; il brano in sè non è male ma risente di una velata banalità già riscontrata ad esempio in
Le Stelle Cadenti.
Tipiche influenze
'70 tornano a farsi risentire in
Code Di Cometa. Ancora la solidissima base ritmica Melloni-Tato a far da cornice ad un brano spiccatamente hard 'n' blues e che vede l'eccellente Andy (Bluvertigo) al Sax. Ottimo, in vista del finale. Il finale che non t'aspetti.
Una ballad tutta voce e piano. Il tema è di quelli che scottano; i
Gamines, i bambini delle fogne sudamericane e non solo. Una straordinaria interpretazione vocale, in duetto con Aida Cooper (la nostra Janis Joplin), farà senz'altro scendere qualche lacrimuccia ai più emotivi. E quando il violino di Mauro Pagani irrompe armonioso, è ormai tardi. Con questa inaspettata perla, si conclude la quarta fatica solista del rocker parteno-milanese.
Prima di concludere, sono doverose due righe riguardo la biografia.
Fin troppo poetica, scarsa di aneddoti e con errori di traduzione davvero grossolani. Impaginazione decisamente troppo casereccia. Insomma, se vi aspettate aneddoti al vetriolo ed edizioni celebrative lasciate perdere e passate senza indugiare al cd.
Per un giudizio finale limitato al lato musicale dell'opera, è un album onesto, al passo coi tempi ma in egual modo ricco di sonorità classic. Proprio queste compaiono nei brani migliori; le sonorità più moderne hanno invece dimostrato la loro impotenza dinnanzi ad un riff sano e fottutamente rock 'n' roll.
Lasciando passare qualche comprensibile stonatura alla Ozzy, Scotto si conferma vocalist dalla pellaccia ruvida e autore di testi mai banali che si tratti di dura denuncia e che si tratti di spensierate ballad d'atmosfera.
Consigliato? Decisamente.
Voto: *** 1/2
Edited by fuckedrocker - 30/9/2009, 19:52

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